All Stories

La tendinite della zampa d’oca

La zampa d’oca è una struttura formata dall’unione di 3 tendini, quelli dei muscoli sartorio, gracile e semitendinoso in prossimità della loro inserzione sulla porzione interna del ginocchio a livello tibiale.
È localizzata circa 2 dita internamente e 2 dita inferiormente alla tuberosità tibiale anteriore.
Il sartorio è un muscolo che estende il ginocchio, il gracile è un muscolo adduttore e flessore del ginocchio, mentre il semitendinoso insieme a semimembranoso e il bicipite femorale forma il complesso dei muscoli ischio-crurali, che permettono la flessione del ginocchio e l’estensione dell’anca.
La tendinite della zampa d’oca è un’infiammazione di questa regione e può essere causata da: 
  • Sovraccarico (corsa prolungata e altri sport)
  • Traumi
  • Sovrappeso
  • Ginocchio valgo (deformità a “X” delle gambe)
  • Contrattura della muscolatura ischio-crurale
  • Iniziale artrosi di ginocchio
Come si presenta questa problematica? 
Vi è dolore nella parte interna del ginocchio quando si salgono le scale, si incrociano le gambe, si piega il ginocchio e quando si praticano attività in cui sono richieste la flessione e la rotazione del ginocchio. Il dolore è molto simile a quello delle lesioni di menisco, difficili a volte da distinguere. Ci può essere debolezza muscolare e difficoltà a piegare completamente il ginocchio. La parte dolente può essere anche gonfia e il dolore può seguire il decorso dei tendini coinvolti verso la parte postero-interna della coscia. 
Come si fa diagnosi?
Solitamente basta una valutazione clinica, senza esami radiologici. Si possono eseguire ecografie in caso di gonfiore localizzato, radiografie per escludere problematiche artrosiche oppure la risonanza magnetica nel caso in cui ci sia il sospetto di una lesione meniscale.
Come si cura?
Dopo aver escluso altre cause di dolore in regione interna di ginocchio, il trattamento prevede: riposo, antinfiammatori, ghiaccio, infiltrazione locale con anestetico e cortisone, ma soprattutto un percorso fisioterapico. Il programma riabilitativo deve comprendere esercizi di stretching della muscolatura ischio-crurale e di rinforzo del quadricipite. 


Riferimenti
Mohseni M,  et al. Pes Anserine Bursitis. [Updated 2023 Apr 22]. In: StatPearls [Internet]. Treasure Island (FL): StatPearls Publishing; 2024 Jan https://www.ncbi.nlm.nih.gov/books/NBK532941/
 
La tendinite della zampa d’oca

Il Ginocchio del saltatore

L’estensione del ginocchio è permessa da uno dei muscoli più grossi e forti che abbiamo, il quadricipite.

I quattro ventri muscolari che lo compongono (vasto mediale, vasto laterale, retto femorale e vasto intermedio) collegano il bacino e il femore alla tibia tramite il tendine quadricipitale, che una volta raggiunta la rotula, diventa tendine rotuleo per inserirsi sulla tibia a livello dell’apofisi tibiale anteriore. Grazie a queste connessioni, la contrazione del quadricipite, mettendo in tensione il tendine quadricipitale e quello rotuleo, permette l’estensione del ginocchio.

Il ginocchio del saltatore è il ”nome d’arte” della tendinopatia rotulea, riferendosi ad una condizione di dolore di ginocchio dovuto a piccole lesioni del tendine rotuleo, associato a sport di salto o in cui è richiesta velocità e potenza dei muscoli estensori. 

Più che una patologia infiammatoria, è una patologia degenerativa – ovvero cambia la struttura del tendine - dovuta ad un sovraccarico degli estensori del ginocchio a causa di movimenti ripetitivi di salto, atterraggio, accelerazione, decelerazione e cambio direzione.

La diagnosi viene fatta grazie all’esame clinico, alla storia dell’atleta e ad esami diagnostici come l’ecografia e la risonanza magnetica. L’atleta lamenta un dolore localizzato, a volte anche dopo essere stato seduto a lungo, solitamente durante attività che richiedono il lavoro degli estensori del ginocchio e cessa appena il gesto sportivo è concluso. Il dolore è più comunemente appena al di sotto della rotula. 

A volte la causa di un eccessivo stress sul tendine rotuleo è dovuto a squilibri di forza o ad alterazioni dell’asse dell’arto inferiore (piede piatto, ginocchio varo-valgo, allineamento della rotula, rotazione delle tibie…).

La maggior parte degli sportivi con questa problematica viene gestita con un programma riabilitativo. Le infiltrazioni di cortisone sono controindicate per il rischio di rottura dei tendini. L’immobilizzazione è sconsigliata, per evitare rigidità ed eccessivo calo del tono muscolare. Va modulata l’attività sportiva, evitando salti ed eccessivo carico sul ginocchio, va aumentata la flessibilità di quadricipite ed ischiocrurali. L’allenamento eccentrico – durante il quale il muscolo produce forza, anziché accorciandosi, allungandosi - è stato visto essere efficace come l’intervento chirurgico, ed è il trattamento di scelta. Col tempo sono stati individuati trattamenti adiuvanti come le infiltrazioni di PRP e di acido ialuronico, le onde d’urto e il dry-needling . In caso di lesioni tendinee o di una tendinopatia non responsiva al trattamento riabilitativo dopo diversi mesi, si può pensare ad un intervento chirurgico in cui viene asportato il tessuto tendineo degenerato.

Il processo di ritorno allo sport può essere lungo e dipende dalla gravità della condizione e da quanto tempo è in corso. 

Ci sono altre patologie che vanno escluse prima di poter fare diagnosi di tendinite rotulea e per questo è importante rivolgersi ad uno specialista per poter intraprendere il percorso diagnostico-terapeutico corretto.

 

Riferimenti

Santana JA, Mabrouk A, Sherman Al. Jumpers Knee. [Updated 2023 Apr 22]. In: StatPearls [Internet]. Treasure Island (FL): StatPearls Publishing; 2023 Jan-. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/books/NBK532969

Rodriguez-Merchan EC. The treatment of patellar tendinopathy. J Orthop Traumatol. 2013 Jun;14(2):77-81.
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3667373/
 

 
Il Ginocchio del saltatore

Infortuni da stress: impariamo a riconoscerli

Rientrano negli infortuni di stress un gruppo di patologie che variano dalla periostite alla frattura da stress con rottura completa della corticale dell’osso. Sono infortuni abbastanza comuni e tipici degli sport di corsa e salto in cui si ha un carico ripetitivo sub massimale sull’osso.

Frattura da stress e periostite: facciamo chiarezza
Periostite: infiammazione del periostio, il tessuto che riveste le ossa.
Frattura da stress: interruzione della struttura (corticale) ossea data da uno sbilanciamento tra carico meccanico e capacità di guarigione dell’osso stesso.

Quali sono le principali ossa coinvolte?
·        tibia;
·        perone; 
·        metatarsali (secondo, terzo e quinto);
·        sesamoidi dell’alluce.

Perché cadiamo negli infortuni da stress?
Sono infortuni spesso associati ad aumenti di volume o di intensità del carico di lavoro con un tempo di recupero inadeguato. Si sono quindi identificati specifici fattori di rischio: deficit energetico, bassi livelli di vitamina D, mal allineamento degli arti inferiori, alterazioni del ciclo mestruale, riduzione della densità minerale ossea, cambio delle scarpe con cui si corre, cambio delle superfici di allenamento, rapido cambio dei programmi di allenamento (distanza, ritmo, volume oppure cross-training senza il tempo adeguato per adattarsi).

Questi fattori agiscono sulla fisiologica capacità dell’osso di sopportare i carichi meccanici cronici e riparare i microdanni che avvengono a ogni allenamento. Questo squilibrio porta a reazioni da stress, come la periostite, e se l’attività non viene modificata si arriva a una vera e propria frattura dell’osso.

I sintomi
Chi ne soffre lamenta un dolore insorto gradualmente, senza un trauma specifico.  La presenza di uno o più fattori di rischio tra quelli elencati precedentemente ci deve far insospettire. Inizialmente il dolore si presenta solo durante l’attività sportiva, ma se quest’ultima non subisce modifiche il dolore si avverte anche nella vita quotidiana, tipicamente toccando l’area interessata che, a volte, presenta gonfiore.

Cosa fare
Recarsi dallo specialista (ortopedico, fisiatra, medico dello sport) che potrà richiedere delle radiografie all’arto colpito o una risonanza magnetica che permette di diagnosticare anche reazioni da stress in fase iniziale.

Come si cura
Il trattamento dipende dall’osso colpito, dal tipo di frattura (alcune sono più complesse rispetto ad altre). Nelle situazioni più semplici si modificherà l’attività (lavoro in acqua, bicicletta, ellittica…) attuando anche strategie per ridurre il dolore. Dopo un periodo senza dolore si potrà ricominciare gradualmente a praticare la propria attività proseguendo la fisioterapia.

Nelle fratture che comportano maggiori rischi di non guarire è necessario l’utilizzo di stampelle per qualche settimana e, nei casi più gravi, può essere necessario un intervento chirurgico.

In questi casi, è utile valutare la biomeccanica del gesto della corsa e seguire dei programmi volti a correggere i movimenti scorretti o utilizzare plantari per correggere l’appoggio.

Anche la valutazione dello stato di vitamina D e calcio può essere utile perché sono nutrienti facilmente integrabili nella dieta.

Come si previene
La principale arma di prevenzione è la gradualità nell’aumentare l’intensità degli allenamenti e nell’adottare cambiamenti di scarpa e/o superfici. È stato dimostrato che l’integrazione di calcio e vitamina può ridurre il rischio di fratture da stress (occorre evitare integrazioni faidate però!). È importante riporre attenzione alla Triade nelle atlete femmine (disturbi del ciclo, deficit calorico e deficit di mineralizzazione ossea).

Per chi vuole approfondire

Saunier J, Chapurlat R. Stress fracture in athletes. Joint Bone Spine. 2018;85(3):307-310. doi:10.1016/j.jbspin.2017.04.013

Kiel J, Kaiser K. Stress Reaction and Fractures. [Updated 2022 May 13]. In: StatPearls [Internet]. Treasure Island (FL): StatPearls Publishing; 2022 Jan-. Available from: https://www-ncbi-nlm-nih-gov.unimib.idm.oclc.org/books/NBK507835/

O'Leary TJ, Rice HM, Greeves JP. Biomechanical Basis of Predicting and Preventing Lower Limb Stress Fractures During Arduous Training. Curr Osteoporos Rep. 2021 Jun;19(3):308-317. doi: 10.1007/s11914-021-00671-1. Epub 2021 Feb 26. PMID: 33635518.

 
Infortuni da stress: impariamo a riconoscerli

Meglio prevenirli…che curarli

Atletica leggera, la regina degli sport. Gesti elementari che costituiscono la base della vita quotidiana e sportiva, purificati e resi opere d’arte perfette da atleti meravigliosamente capaci di sfidare i limiti dell’uomo.
Ore di corsa, salti, lanci, esercizi di potenziamento e tecnica per migliorare anche minime imperfezioni e rendere possibile la realizzazione di imprese titaniche.
È compito però del “dottore” rendere consapevoli atleti, tecnici e dirigenti, che se il primo obiettivo è sempre la prestazione, non ci si deve dimenticare che è importantissimo anche prevenire tutto ciò che potrebbe rallentare il processo di allenamento: gli infortuni.

 

A ognuno il suo

Eh sì, perché siamo persone con, purtroppo, limiti biologici e fisiologici che vanno conosciuti e rispettati per essere sempre (o quasi) super efficienti e ottenere risultati eccezionali.
Allenarsi e gareggiare nelle gare di corsa implica lunghi periodi di stress ripetuto sul sistema muscolo-scheletrico con i piedi che toccano terra fino a 1000 volte al chilometro con una forza dalle 2 alle 3 volte il peso corporeo. Per questo gli infortuni associati alla corsa sono per lo più da sovraccarico (overuse).
I concorsi prevedono invece lo sviluppo di forze massime in un breve periodo di tempo, con un conseguente infortunio a insorgenza acuta e brusca1.
Se valutiamo l’incidenza di infortuni in atletica leggera possiamo vedere come circa l’80% sia correlato a eventi di corsa mentre il 20% rimanente ai concorsi.
In generale, la maggior parte degli infortuni colpisce l’arto inferiore, con stiramenti e strappi muscolari che la fanno da padrone.
I principali meccanismi di infortunio sono da sovraccarico e da caduta o scivolamento2.
Il primo meccanismo è alla base dei principali infortuni in cui gli atleti incorrono durante gli allenamenti, mentre il secondo è maggiormente associato a quelli in cui si incorre durante le competizioni.
 

Carico ed emozione

Anche se gli atleti trascorrono più tempo ad allenarsi che a gareggiare, il fatto che ci sia un’elevata percentuale di infortuni correlati al momento della gara si potrebbe spiegare con l’accumulo di carico di allenamento e la presenza di fattori emozionali correlati all’ansia da competizione che aumenterebbero il rischio di farsi male.
Fondamentalmente ci si infortuna quando il corpo viene sottoposto a carichi o sollecitazioni che superano le sue capacità di sopportazione, che siano carichi dilungati nel tempo, come nelle fratture da stress, o concentrati in un attimo, come negli strappi muscolari.
Ossa, muscoli, tendini e cartilagini sono strutture sottoposte a forze di taglio, compressione, tensione e torsione durante gli allenamenti e le competizioni, che necessitano di tempo per potersi adattare ai cambiamenti e diventare più forti3.
Atleti e allenatori dovrebbero essere più sensibili al concetto di prevenzione degli infortuni perché il miglior modo per avere ottimi risultati è EVITARE DI FARSI MALE!
Per questo motivo nei prossimi post di questo blog affronteremo argomenti relativi ai tipici infortuni in cui possono incorrere gli atleti, fornendo informazioni di carattere diagnostico, riabilitativo e preventivo, comprensibili e utili.

Attraverso i canali social di Fidal Lombardia sarà inoltre possibile porre domande o esprimere dubbi e perplessità a cui cercheremo di rispondere.



1. Zemper ED. Track and field injuries. Med Sport Sci. 2005. doi:10.1159/000084287

2. Mintz JJ, Jones CMC, Seplaki CL, Rizzone KH, Thevenet-Morrison K, Block RC. Track and field injuries resulting in emergency department visits from 2004 to 2015: an analysis of the national electronic injury surveillance system. Phys Sportsmed. 2021. doi:10.1080/00913847.2020.1779001

3. Dubois B, Berg F. La Salute Nella Corsa. (Editore M, ed.).; 2020.

Meglio prevenirli…che curarli
Comitato Regionale Lombardia - Federazione Italiana di Atletica Leggera
via Giovanni Battista Piranesi, 46 - 20137 Milano
Tel.: +39.02.744786 - Fax: +39.02.716706
Privacy Polocy | Cookie Policy
P.IVA: 01384571004 e C.F.: 05289680588
IBAN: IT24U0100501601000000140051

© 2022 Fidal Lombardia. All Rights Reserved